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18° PREMIO LETTERARIO GAMBRINUS MAZZOTTI GIOVANI 2025

SABATO 25 OTTOBRE 2025 – LA PREMIAZIONE….. Ecco i vincitori del nostro Liceo

Utente Roberto Patanè

da Roberto Patanè

La 18ª edizione del Premio Letterario Gambrinus Mazzotti Giovani, promosso dall’Associazione “Premio Letterario Giuseppe Mazzotti” ODV in collaborazione con il CAI – Club Alpino Italiano e sostenuto dalla Camera di Commercio di Treviso e Belluno|Dolomiti, ha celebrato anche quest’anno la passione dei giovani per la natura, la montagna e la scrittura.

Il tema conduttore che gli studenti concorrenti sono stati chiamati a sviluppare sia nella sezione LETTERARIA che in quella MULTIMEDIALE è il seguente:

IO e la MONTAGNA

“La montagna non è solo nevi e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio tempo e misura.” (Paolo Cognetti) La montagna è il luogo del paesaggio “naturale” con le sue foreste, le casere solitarie e gli animali al pascolo, le pareti di roccia e i torrenti di acqua fresca, ma è anche lo spazio che l’uomo ha abitato grazie a un lungo adattamento e un misurato uso delle risorse. È luogo di fatica, scoperta e contemplazione, dimensione da attraversare dove la natura impone la sua bellezza ma incute soggezione e rispetto, sentimenti che si vanno smarrendo nel cuore dell’uomo. Racconta l’emozione che genera in te l’approccio alla montagna e il desiderio di conoscerla.

Una Giuria di nove membri, composta da scrittori, critici letterari, giornalisti, insegnanti, rappresentanti, di enti o associazioni che collaborano alla realizzazione del Premio, nominata di anno in anno dal Consiglio Direttivo dell’Associazione “Premio Letterario Giuseppe Mazzotti”, seleziona i tre vincitori e gli eventuali segnalati nelle due Sezioni di gara, Letteraria e Multimediale.

La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 25 ottobre 2025 a Treviso, con la partecipazione di studenti provenienti da scuole superiori italiane, slovene e croate di lingua italiana.

Tra i protagonisti della sezione Letteraria, di quella Multimediale e del Premio Speciale della Camera di Commercio Treviso–Belluno–Dolomiti, anche 4 studenti del Liceo Archimede di Acireale, impegnati nel percorso PCTO ”, coordinato delle prof.sse Felicia Cutolo (referente e tutor) e Amendola Alessandra (tutor) e in convenzione con la Sezione CAI di Acireale.

Sezione “Letteraria”

Il secondo premio è stato assegnato a Orazio Spadaro per il testo “Verso la cima (alla maniera di Montale)”, con la seguente motivazione:

«Il passo verso la cima non ripaga di incontri o sollievi ma di un tutt’uno di corpo, montagna e sentimenti. Con potente leggerezza, come solo la parola poetica sa far vibrare, e nel solco duro e asciutto delle grandi scritture rivelatrici di incertezze esistenziali, lo spazio di tredici righe sa restituire, alla maniera di Montale, la cruda disarmonia di un nulla pieno di struggente nostalgia per la vita.»

Ecco il testo di Orazio:

Verso la cima

(alla maniera di Montale)

Non era luce solo un riflesso stracco tra i larici, la nebbia che sfilava senza voce

come un pensiero vecchio.

Sul crinale il vento sfogliava pietre e silenzi, nessun richiamo d’aquila, solo l’eco

d’un passo che forse fu mio.

Le mani, gelate come rami d’inverno, scrutavano la roccia per un varco

ma ogni sentiero è un inganno scolpito dal tempo. Tu non eri lassù.

Solo licheni e una croce di ferro

a segnare il nulla che resta

quando anche l’aria si ritrae.

Il terzo classificato è Davide Messina con il racconto “L‘orlo del silenzio”, accompagnato dalla motivazione:

«Con una divisione spaziale di richiamo futurista, l’autore ha saputo narrare, in un ritmo incalzante e con punteggiatura efficace, la sua avventura in montagna, creando immagini incisive anche grazie all’uso di figure retoriche di buon livello e al contempo esprimendosi con un lessico gergale interessante. L’effetto finale mostra rispetto e umiltà verso la montagna che risalta nella sua sacralità.»

Ecco il testo di Davide:

L’orlo del silenzio

La prima curva che ti butta in montagna è quella che ti fa trattenere il fiato. Lo so, perché ogni volta mi si appiccica la maglietta alla schiena. Il bus scricchiola come un carro funebre, e quei finestrini appannati non aiutano. Fuori, le case si sfilano via, sempre più rade, coi tetti bassi e le persiane chiuse. Tipo anziani che chiudono le palpebre per non vedermi passare. Poi, senza preavviso, la strada si apre in un buco. Una gola che sembra un morso nella terra, e dietro, quella cima bianca. Bianca pure ad agosto. Un dente marcio, dico sempre io. O forse un osso.

Scendo dove finisce l’asfalto. Lo zaino mi scava una fossa tra le scapole, le scarpe nuove – accidenti, le ho prese solo perché erano scontate – già mi stanno spellando i talloni. Lo so che domani camminerò come un ubriaco, ma è giusto così. La montagna non è mica semplice, è una che ti chiede il sangue prima di parlarti.

Il sentiero parte da una cappelletta mezza sbriciolata. La Madonna ha le mani consumate, sembra che stia pregando da due secoli. Qualcuno le ha lasciato dei fiori morti, genziane raggrinzite come biglietti d’amore dimenticati. Seguo i segni rossi sugli alberi, tipo graffiti di chi ci è passato prima. I ruscelli li guado a piedi nudi. L’acqua è così fredda che mi viene da ridere, un riso strozzato. Poi le dita diventano legno, e il dolore se ne va. Strano come funziona.

Quassù non si chiacchiera. Un cacciatore con la doppietta mi fa un cenno col mento, due mucche mi fissano come fossi un alieno. Le loro campane suonano a vuoto, note stonate che si perdono. Passo accanto a casere abbandonate, porte sbilenche che cigolano al vento. Dentro c’è odore di muffa e cenere. Un chiodo storto sul muro, un pezzo di coperta marcia. Roba di chi ci ha provato, un inverno o due, prima di scappare giù.

Salgo. I polmoni mi scoppiano, il cuore batte come un tamarro alle tre di notte. Gli alberi si fanno radi, poi spariscono. Restano rocce e cespugli che sembrano artigli. L’aria è così leggera che mi gira la testa. E poi, d’improvviso, lei. La montagna nuda. Una facciata di pietra che ti sputa in faccia. Mi fermo. È bella, sì, ma come un coltello. Guardarla è come sentirsi dire: “Tu non conti nulla”. I torrenti sono cicatrici sulla roccia, il vento urla nelle fessure. Qui non ci sono più segni rossi, solo sassi che rotolano se li guardi male.

Mi siedo su un masso, tiro fuori il panino. Il formaggio sa di stalla e di quelle robe che non trovi al Conad. Mastico lentamente. Le nuvole si strappano sulla cresta, e per un secondo il sole illumina la valle. Sembra un presepe visto da quassù. Case puntini, strade segni a matita. Lontanissimo. Come un altro mondo dove qualcuno paga le bollette e litiga col partner.

Ecco il patto, capisco. La montagna ti mostra tutto, ma solo se ti rimpicciolisci. Diventi un insetto. Un moscerino. Quello che ha fatto i grattacieli e i treni qui è un intruso. Ogni passo è un “scusa se esisto”, ogni respiro un ringraziamento.

Scendo che è ancora luce. Le ginocchia mi tremano come gelatina, le unghie piene di terra come un barbone. In paese, i lampioni accesi sembrano tristi. Entro in un bar, ordino un caffè stretto. La gente parla di mutui e della Juve. Nessuno dice niente della montagna, che ora è buio pesto.

Ma io lo so che c’è ancora. Aspetta. E nel petto, dove prima c’era solo trambusto, adesso c’è un buco. Un posto vuoto che sibila. Forse è lì che inizia a crescere il rispetto. O forse è lì che ho lasciato un pezzo di me, tipo moneta nel pozzo dei desideri.

Sezione “Multimediale”

Il secondo classificato è Simone Manuel Blasco con il video “Sognando l’Etna” –

LINK DEL VIDEO: https://youtu.be/TDIiU5DbI2A?si=8pUUSeNxQfpYBjLo

La motivazione della giuria recita:

«Servendosi di una grafica da video game e di un tema musicale da film d’avventura, l’autore ci conduce lungo un percorso alla scoperta delle pendici dell’Etna, delle sue grotte, dei suoi anfratti, quasi come fosse un drago addormentato, incredibilmente affascinante ma anche temuto, pregno di forze latenti, al contempo distruttrici e creatrici.

Grazie ad una voce off dal tono epico, lo spettatore si sente coinvolto in questo viaggio e ne coglie un invito a godere del potere legato alle forze di rinascita di questo enorme e solo apparentemente immobile gigante naturale.»

Un Premio Speciale della Camera di Commercio Treviso–Belluno–Dolomiti è stato inoltre assegnato a Gabriele Bafumi per “La montagna per tutti”, con la seguente motivazione:

«Il report è impostato nello stile del documentario informativo; presenta un viaggio di scoperta e ricerca a taglio pluridisciplinare, sostenuto da sofisticate tecnologie: sonde e antenne, telescopi e gps, droni e visori, impiegati per monitorare e raffigurare la montagna in termini climatici e morfologici.

Conoscenze utili delle attività dell’uomo che vive e lavora ai piedi della grande montagna.

Un racconto coerente con il titolo, che produce una narrazione diversa, dall’originale taglio scientifico che, nelle conclusioni, si apre a emozioni come la gioia, la purezza, la tranquillità e il senso di libertà.»

LINK DEL VIDEO: https://youtu.be/fGHyzE3fRAI?si=GWvBQRkBH1wujObP

La partecipazione degli studenti del Liceo Archimede conferma la qualità del lavoro svolto nel percorso formativo, capace di coniugare sensibilità artistica, amore per l’ambiente e riflessione interiore.

Un risultato che onora l’impegno della scuola e testimonia la forza della parola e dell’immagine giovane nel raccontare la montagna come luogo dell’anima, della prova e della bellezza.

Link diretta premiazione: https://www.youtube.com/watch?v=KdrzQE3SFBs&t=5672s